Il finanziamento soci è una pratica comune per le società che intendono sostenere le proprie attività d’impresa attraverso il supporto finanziario dei propri soci, che si differenzia da altre forme di versamenti societari, come i conferimenti di capitale.

Dal momento che si tratta di una forma di operazione creditizia, è fondamentale distinguere il finanziamento soci dalla raccolta di risparmio tra il pubblico, esplicitamente vietata dalla normativa bancaria per soggetti diversi dalle banche.

Pertanto, affrontare questa pratica richiede la conoscenza e il rispetto di numerosi vincoli legati al diritto societario, alle normative bancarie e agli aspetti fiscali.

In questo articolo, esamineremo le caratteristiche principali che definiscono il finanziamento soci, le differenze rispetto ai conferimenti di capitale e gli aspetti legali e fiscali rilevanti da tenere in considerazione.

 

Contesto Normativo

Con l’entrata in vigore del Decreto Legislativo n. 385/1993, noto come Testo Unico Bancario (TUB), l’articolo 11 ha introdotto il divieto di raccolta di risparmio tra il pubblico per soggetti diversi dalle banche. Ciò ha reso necessario stabilire limiti e criteri “in base ai quali non costituisce raccolta del risparmio tra il pubblico quella effettuata presso specifiche categorie individuate in ragione di rapporti societari o di lavoro.

L’articolo 11 ha delegato ufficialmente al Comitato Interministeriale Credito e Risparmio (CICR) il compito di definire tali requisiti. Il CICR ha quindi emesso, dapprima la Delibera del 3 marzo 1994 e successivamente, in seguito alla riforma del diritto societario, la Delibera n. 1058 del 19 luglio 2005, al fine di stabilire i limiti entro cui i finanziamenti dei soci non rientrano nella categoria di raccolta di risparmio tra il pubblico.

 

Regolamentazione del finanziamento soci rispetto alla normativa bancaria

La Delibera CICR 1058/2005 fornisce chiare linee guida riguardo la regolamentazione del finanziamento da parte dei soci. L’articolo 2, comma 2, stabilisce che la raccolta non è considerata pubblica se avviene “presso soci, dipendenti o società del gruppo secondo le disposizioni della presente delibera; sulla base di trattative personalizzate con singoli soggetti, mediante contratti dai quali risulti la natura di finanziamento”.

A sua volta, l’articolo 6 dettaglia tre criteri essenziali che le società devono rispettare per ricevere finanziamento dai soci senza che questo possa configurarsi come raccolta di risparmio tra il pubblico:

  • Tale facoltà deve essere prevista nello statuto societario (c.1);
  • Il socio deve detenere almeno il 2% del capitale sociale (c.2);
  • Il socio deve essere iscritto a libro soci da almeno tre mesi (c.2). In seguito all’abolizione del libro soci (DL 185/2008), si fa riferimento ai dati depositati al Registro delle Imprese.

Tuttavia, il comma 2 dell’articolo 6 solleva interrogativi riguardo alle società appena costituite, che non possono per ovvi motivi soddisfare il requisito dell’anzianità dei soci, ma che, solitamente, necessitano di capitale per l’avvio dell’attività e potrebbero ottenere più agevolmente un prestito da parte dei soci, piuttosto che da un istituto di credito.

Nonostante il lecito dubbio, l’interpretazione prevalente in dottrina suggerisce che le società neocostituite non dovrebbero essere escluse dal finanziamento soci, in quanto la loro natura non le qualifica come “pubblico” ai sensi dell’articolo 11 del TUB.

Citiamo in merito il parere autorevole del notaio Angelo Busani, che ritiene che un finanziamento soci non può essere considerato “raccolta di risparmio tra il pubblico” quando

si tratti di una società a compagine sociale talmente ristretta da non poter essere qualificabile come ‘pubblico’. Oppure, soprattutto, quando la società ottenga il finanziamento sulla base di trattative personalizzate con singoli soci e si tratti di iniziative occasionali, non caratterizzate dal requisito della ripetitività, della periodicità e della standardizzazione (e cioè come è inevitabile qualificare i finanziamenti nelle prime settimane di vita della neonata società)” ( Il Sole – 24 Ore, 30.8.2015).

 

Finanziamento soci: confronto con altre forme di versamento

Il finanziamento soci si configura come un prestito, le cui condizioni sono definite attraverso una trattativa individuale con uno o più soci, è indipendente dalle quote societarie detenute dai soci e consente di finanziare l’attività di impresa con maggiore flessibilità rispetto al conferimento di capitale e ai versamenti in conto capitale.

Le caratteristiche salienti che differenziano il finanziamento soci dalle altre forme di versamento di capitale includono:

  • Natura meramente finanziaria: I finanziamenti soci sono esclusivamente di natura finanziaria e non influenzano la struttura patrimoniale della società, a differenza dei contributi in conto capitale e dei conferimenti di capitale, che impattano rispettivamente sull’aumento del capitale sociale e sul patrimonio netto.
  • Finanziamenti fruttiferi e infruttiferi: I finanziamenti dei soci possono essere sia fruttiferi sia infruttiferi, con implicazioni fiscali e finanziarie differenti per la società e il socio. La loro valutazione richiede un’attenzione particolare alle condizioni e alle conseguenze fiscali, specialmente nel caso dei finanziamenti fruttiferi.
  • Obbligo di restituzione: I finanziamenti soci istituiscono un debito in bilancio con conseguente obbligo di rimborso del socio creditore, secondo le condizioni concordate (Cass. n. 7427/2002). Si differenziano dai conferimenti di capitale e dai versamenti in conto capitale che confluiscono nel patrimonio della società ed escludono l’istituzione di un credito a favore del socio.
  • Flessibilità finanziaria: I finanziamenti soci consentono alle società di gestire in modo più flessibile l’esposizione finanziaria, senza impattare su capitale sociale e patrimonio netto.

 

A tutela del socio finanziatore e della regolarità legale e fiscale dell’operazione, tuttavia, è fondamentale che la qualificazione di un versamento come finanziamento soci, e quindi la conseguente generazione di un credito da parte del socio erogatore, sia documentata da espressa volontà negoziale e dalle modalità concrete di realizzazione dell’operazione.

In caso di controversia, infatti, spetta al socio creditore l’onere di dimostrare che il versamento sia avvenuto a titolo di finanziamento soci (Cass. n. 2314/1996; Tribunale di Roma 5739/2015) e, ancora secondo la Cassazione, deve risultare “non tanto dalla denominazione dell’erogazione contenuta nelle scritture contabili della società, quanto dal modo in cui il rapporto è stato attuato in concreto, dalle finalità pratiche cui esso appare essere diretto e dagli interessi che vi sono sottesi” (Cass. civ. Sez. I, Sent., 03-12-2014, n. 25585).

 

Postergazione del finanziamento soci nelle Srl

L’art. 2467 del Codice Civile stabilisce le disposizioni relative alla postergazione del rimborso dei finanziamenti soci, con particolare riferimento alle Società a responsabilità limitata (Srl).

La norma prevede che il rimborso dei finanziamenti dei soci debba essere ritardato rispetto alla soddisfazione degli altri creditori, specialmente quando tali finanziamenti sono stati erogati in situazioni di “eccessivo squilibrio dell’indebitamento rispetto al patrimonio netto della società o quando sarebbe stato ragionevole un conferimento di capitale.” Inoltre, viene stabilito che eventuali rimborsi effettuati nell’anno precedente il fallimento debbano essere restituiti dai soci per soddisfare i debiti verso terzi creditori.

Il Legislatore mira a proteggere i creditori esterni rispetto ai soci che intendono introdurre risorse in azienda senza assumersi il rischio d’impresa associato ai conferimenti di capitale.

Secondo la giurisprudenza tali disposizioni si intendono applicabili anche alle Società per azioni (Spa), a condizione che il socio finanziatore sia a conoscenza dello stato di indebitamento della società. In tal senso si è espresso anche il Tribunale di Milano in sentenza del 15/12/21.

 

Implicazioni fiscali del finanziamento soci

Il finanziamento dei soci comporta significative implicazioni fiscali, aspetto che ha trovato riscontro in specifiche Sentenze della Cassazione.

In linea con le direttive dell’Agenzia delle Entrate, la Cassazione ha ribadito in diverse sentenze che la legittimità di un finanziamento soci – opponibile al Fisco – richiede la regolarità formale delle delibere assembleari e delle scritture contabili, in tempi coerenti con l’andamento finanziario del periodo, diversamente l’erogazione finanziaria deve ritenersi re-immissione in azienda di utili occulti” (Cass.24746/2020 e 17322/2021).

È pertanto onere della società dimostrare l’effettiva convenienza di codesta forma di finanziamento rispetto al credito bancario, nonché la provenienza certa delle risorse trasferite.

Inoltre, nel caso di finanziamento fruttifero, è necessario valutare e gestire il trattamento fiscale in termini di deducibilità degli interessi passivi per la società e del reddito di capitale generato dal socio.

 

Accordo di finanziamento soci e imposta di registro

Le parti hanno facoltà di definire la modalità di accordo relativo al finanziamento da parte del socio, ma la modalità scelta impatta sulle conseguenze fiscali dell’imposta di registro.

  • Imposta proporzionale al 3% in presenza di scrittura privata (art. 9 Tariffa, Parte I del D.P.R. 131/1986);
  • imposta fissa, pari a 200 euro, soltanto in caso d’uso, se il finanziamento è documentato tramite corrispondenza tra il socio e la società;
  • Non dovuta, se l’accordo è perfezionato verbalmente (art. 3, co. 1, del D.P.R. 131/1986).

 

Conclusione

In conclusione, il finanziamento dei soci offre alle società un’opportunità di finanziamento flessibile e conveniente, ma, in considerazione delle varie implicazioni normative, legali e fiscali, richiede la comprensione e valutazione attenta dei rischi e delle opportunità.

La corretta documentazione degli accordi finanziari tra società e soci, insieme alla loro adeguata registrazione contabile e fiscale, riveste un’importanza fondamentale per evitare controversie e sanzioni.

Prima di procedere con un finanziamento soci, è consigliabile consultare un professionista legale o fiscale esperto per valutare tutte le opzioni disponibili e garantire la piena conformità alle normative vigenti.