L’associazione in partecipazione è un contratto tipico (artt. 2549 e seguenti del Codice Civile), che consente a un soggetto, detto associante, di attribuire a un altro soggetto, l’associato, una partecipazione agli utili della propria impresa o di uno o più affari, in cambio di un apporto specifico da parte dell’associato.

In questa guida, esploriamo in dettaglio le caratteristiche di questo contratto, la sua struttura, la durata, gli obblighi delle parti e le modalità di gestione.

 

Inquadramento e Caratteristiche del Contratto di Associazione in Partecipazione

L’associazione in partecipazione è caratterizzata come un contratto di scambio a prestazioni corrispettive, in cui l’elemento essenziale è lo scambio tra l’apporto fornito dall’associato e la quota di utili attribuita dall’associante.  Il contratto tra associante e associato presenta alcune caratteristiche peculiari:

  1. Consensualità: si perfeziona con il semplice accordo tra le parti, senza necessità di formalità specifiche.
  2. Onere: è un contratto a titolo oneroso, poiché l’associato fornisce un apporto, che può variare da denaro a beni o servizi, in cambio di una partecipazione agli utili.
  3. Effetti Obbligatori: l’associato non acquisisce diritti reali sugli utili dell’impresa, bensì un diritto di credito alla liquidazione degli utili e, allo scioglimento del contratto, avrà diritto anche alla restituzione dell’apporto conferito.
  4. Aleatorietà: l’associato si assume il rischio di impresa, in quanto il corrispettivo che riceverà è potenziale, legato ai risultati dell’impresa o di uno o più affari specifici.
  5. Possibilità di controllo: può prevedere la possibilità per l’associato di esercitare poteri di controllo sulla gestione dell’impresa o dell’affare, sebbene l’effettiva gestione rimanga di competenza dell’associante.

 

Forma e Durata del Contratto

Dal punto di vista formale, il contratto di associazione in partecipazione non richiede requisiti specifici per la sua validità. È, infatti, un contratto a forma libera, il che significa che può essere stipulato per iscritto, ma anche con accordo verbale, salvo alcune eccezioni legate alla natura dell’apporto (artt. 1350 n. 1 e 9 e 2556 c.c.) o a fini fiscali che possono richiedere una forma scritta.

Per quanto riguarda la durata, il contratto può essere sia a tempo determinato, con scadenza prestabilita, che indeterminato, consentendo alle parti di recedere con un congruo preavviso.

 

Parti del Contratto di Associazione in Partecipazione e Loro Obblighi

Il vincolo istituito dal contratto di Associazione in Partecipazione è valido unicamente tra associante e associato e non ha effetti all’esterno.

La stipulazione del contratto, infatti, non determina la costituzione di un nuovo soggetto giuridico, né di un centro di imputazione di interessi con patrimonio autonomo.

 

L’Associante

L’associante può anche essere una persona fisica o un soggetto collettivo, purché conduca un’attività economica con scopo di lucro.

L’associante rimane l’unico titolare dell’impresa o dell’affare oggetto del contratto e del relativo patrimonio, anche conferito in seguito all’Associazione.

Risponde con tutti i suoi beni per le obbligazioni assunte (art. 2740 c.c.) ed è anche l’unico soggetto che può assumere diritti e obblighi nei confronti di terzi.

 

L’Associato e obbligo di apporto

L’associato, invece, può essere una persona fisica, sia privato che imprenditore, oppure una società o ente, e non è rilevante che eserciti un’attività commerciale.

Egli è tenuto a fornire un apporto patrimoniale di qualsiasi natura, purché sia:

  • trasferibile
  • valutabile economicamente
  • strumentale al fine economico dell’impresa o dell’affare oggetto del contratto
  • di entità determinata o determinabile (pena la nullità del contratto)

L’apporto dell’associato può pertanto essere costituito denaro, beni in natura (mobili o immobili, materiali o immateriali come brevetti o licenze), titoli di credito, crediti verso terzi o verso l’associante, remissione di debiti, assunzione di obbligazioni dell’associante, aperture di credito, prestazione di garanzie o attività di intermediazione nella conclusione di affari.

Dal 25 giugno 2015, la possibilità che l’apporto possa consistere in una prestazione di lavoro è limitata unicamente ai contratti in essere a quella data e ai contratti stipulati con persone giuridiche. È stata invece pertanto soppressa la possibilità di costituire associazioni in partecipazione basate esclusivamente o parzialmente sull’apporto di lavoro da parte di persone fisiche (art. 53 d.lgs. 81/2015 “Jobs Act”).

 

Gestione dell’Impresa o dell’Affare

La gestione dell’impresa o dell’affare rimane di competenza dell’associante, che agisce come unico “dominus”. L’associato, in linea di principio, non ha poteri autonomi nella gestione dell’impresa o dell’affare e non ha diritto di veto sulle decisioni dell’associante (salvo il diritto di opporsi all’immissione di nuovi associati ex art. 2550 c.c.).

Tuttavia, il contratto di associazione in partecipazione può prevedere delle deroghe che consentano all’associato di esercitare alcuni poteri di controllo o di gestione.

Ad esempio, il contratto può stabilire che l’associato debba fornire il proprio consenso per determinate iniziative, specialmente se queste comportano un mutamento significativo del rischio. Inoltre, possono essere attribuiti all’associato poteri di gestione interna o esterna, ma questo può avvenire unicamente sulla base di un mandato di rappresentanza conferito dall’associante ad agire per suo conto.

 

Diritto di controllo dell’Associato e diritto al rendiconto

L’associato può esercitare poteri di controllo sull’impresa o sull’affare, se e secondo le modalità stabilite nel contratto. Tale facoltà può ritenersi essenziale per garantirgli di poter monitorare l’andamento dell’impresa e valutare la propria partecipazione agli utili.

L’associato ha invece sempre diritto, anche quando non esplicitato, ad esaminare i documenti relativi all’amministrazione e a ricevere un rendiconto dettagliato dell’affare compiuto e anche della gestione annuale, se questa si protrae per più di un anno. Questo diritto al rendiconto permette all’associato di verificare le performance dell’impresa e di quantificare la propria quota di utili.

Le clausole contrattuali possono stabilire che i rendiconti vengano forniti con una periodicità più ravvicinata, come mensile o trimestrale, e devono includere un rendiconto finale al termine del rapporto. Questo assicura trasparenza e permette all’associato di prendere decisioni informate sulla propria partecipazione.

Per l’assolvimento del diritto al rendiconto, è sufficiente che l’associante metta la documentazione di rendiconto a disposizione dell’associato nella sede dell’impresa, o altro domicilio concordato, oppure che l’obbligo di controllo sia stato comunque esercitato, anche in assenza di documentazione e comunicazione formale.

 

Partecipazione agli Utili e alle Perdite

La partecipazione agli utili è uno degli elementi fondamentali del contratto di associazione in partecipazione. L’associato non ha un diritto immediato sugli utili dell’impresa, bensì quello di ricevere una quota degli utili determinata dal rendiconto.

Il contratto può prevedere la corresponsione di acconti sugli utili con eventuali conguagli alla fine del periodo di riferimento. Tuttavia, l’associato partecipa anche alle perdite, nella stessa misura in cui partecipa agli utili, con il limite massimo della responsabilità pari al valore dell’apporto. Questo significa che le perdite subite dall’associato non possono superare l’importo del suo apporto iniziale.

Pur essendo un elemento naturale del contratto, la partecipazione alle perdite può essere esclusa o determinata in proporzione diversa rispetto alla partecipazione agli utili, mediante un’apposita pattuizione contrattuale. Se è prevista, viene generalmente contabilizzata al momento della restituzione dell’apporto.

 

Restituzione dell’Apporto

Alla risoluzione del contratto, l’associante ha l’obbligo di restituire il valore dell’apporto all’associato. Questa restituzione deve tener conto delle eventuali perdite e degli utili maturati fino a quel momento. In genere, salvo diversi accordi contrattuali, il rimborso avviene al valore nominale originario dell’apporto.

L’associato non può pretendere la restituzione in natura dei beni apportati, a meno che ciò non sia specificamente previsto dal contratto. Questa disposizione garantisce che l’associante possa continuare a utilizzare i beni apportati nell’ambito dell’impresa o dell’affare, assicurando al contempo una giusta compensazione all’associato.

In caso di risoluzione del contratto di associazione in partecipazione per inadempimento dell’associante, si ritiene che l’associante debba restituire all’associato il valore dell’apporto iniziale, diminuito delle eventuali perdite a cui l’associato debba concorrere o aumentato dagli eventuali utili a cui l’associato abbia diritto.

 

Cessazione e cause di risoluzione dell’Associazione in partecipazione

L’associazione in partecipazione può cessare per diverse ragioni, riflettendo la natura flessibile e dinamica di questo tipo di contratto.

Oltre alla naturale scadenza del termine prefissato nel contratto, se si tratta di un accordo a tempo determinato, quando si tratta di un accordo a tempo indeterminato la causa naturale di cessazione è il compimento dell’affare o la realizzazione dell’oggetto dell’impresa.

Fermo restando che le parti possono decidere di comune accordo di risolvere il contratto in qualsiasi momento, a prescindere da altre clausole contrattuali.

Quando il contratto è a tempo indeterminato, una delle parti può anche esercitare il diritto di recesso con un congruo preavviso, garantendo così una chiusura ordinata e senza sorprese.

L’impossibilità sopravvenuta di eseguire la prestazione, sia totale che parziale, costituisce un’altra causa di cessazione. Questo può avvenire per cause non imputabili alle parti, come eventi imprevisti o forze maggiori che rendono impossibile il proseguimento dell’attività.

La risoluzione può anche derivare dall’inadempimento degli obblighi contrattuali da parte di una delle parti. Ad esempio, se l’associante non destina l’apporto dell’associato all’attività prevista o commette irregolarità nella gestione, l’associato può richiedere la risoluzione del contratto. Anche il fallimento dell’associante o la sua sopravvenuta incapacità di agire comportano la risoluzione del contratto.

Le varie possibilità di chiusura del contratto assicurano che l’associazione in partecipazione possa adattarsi a diverse circostanze, proteggendo i diritti e gli interessi di entrambe le parti coinvolte.

 

Conclusioni

L’associazione in partecipazione è uno strumento contrattuale flessibile e complesso, che consente di coinvolgere altre persone nella propria attività economica, condividendo con esse sia i rischi sia gli utili. È fondamentale che il contratto sia redatto con attenzione, delineando chiaramente i diritti e gli obblighi delle parti per evitare controversie future. Se gestito correttamente, questo tipo di associazione può rappresentare una base solida per lo sviluppo e la crescita di nuove iniziative imprenditoriali, offrendo opportunità di collaborazione e crescita economica condivisa.

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